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Pettorazza
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TERRITORIO
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stradario
di pettorazza |
Come arrivare:
Da Cavarzere 8 Km. lungo S.P. 29
Da Rovigo S.P. 29 Km. 20
Notizie Generali:
Superficie del territorio 21.5 Kmq
Popolazione al 31.12.1999 - 1696
Economia prevalente AGRICOLTURA
Sviluppo Economico:
Area industriale ed artigianale CO.SE.CON.
Area industriale ed artigianale Soc. GARBATO & QUAGLIATO
Sviluppo Edilizio:
Aera residenziale Lottizzazione PAPAFAVA
Aree libere zona C.1 soggette a Lottizzazione
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UNA IMPORTANTE PRESENZA: l’ADIGE
Molto difficile la situazione idraulica del basso corso del fiume Adige.
L’origine remota dei dissesti che quel fiume creerà per tutto il medioevo e in età moderna, va ricercata nel grande cambiamento di corso da esso subito con la cosiddetta rotta della Cucca del secolo VI, probabilmente intorno al 589 d.C.
(Nicolis, 1898; Caffanella, 1979) come conseguenza del deterioramento climatico del periodo 400-750 d.C.
Infatti, l’Adige, dal suo corso per Bonavigo, Minerbe, Bevilacqua,
Montagnana, Saletto, Este, Sant’Elena, Solesino fin verso il mare Adriatico, proruppe verso
Angiari, Legnago, Castagnaro e Badia Polesine.
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Da qui presero origine due rami, uno,
tuttora il più attivo per Lusia, Boara Pisani, Anguillara Veneta,
Pettorazza e Cavarzere e l’altro, detto Adigetto, per Lendinara,
Villanova, Rovigo, Villadose e Cavarzere.
Le opere di bonifica realizzate in modo particolare nella prima metà e agli inizi della seconda metà del XVI secolo, furono messe a dura prova a seguito dello svolgersi di un particolare periodo piovoso, il più difficile e il più importante della piccola età glaciale, tra il 1590 e il 1630.
L’aumento della piovosità provocò frane, smottamenti e degradi vari nei territori montani e collinari, facendo così giungere al mare grandi quantitativi di materiale detritico ed innescando anche il fenomeno del sovralluvionamento degli alvei fluviali.
I gravi dissesti del territorio padano, sono documentati dai rapporti dei periti nelle rispettive zone, sia dal governo estense, sia dal governo pontificio.
Occorre dunque mettere in risalto la grande capacità dimostrata, dalla fine del medioevo e per tutta l’età moderna, della folta schiera di tecnici e di idrologi padani nel trovare soluzioni per la salvaguardia del territorio che era ciclicamente investito da alluvioni ed impaludamenti.
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La storia di Pettorazza Grimani è sempre stata strettamente collegata alle vicende dell’Adige.
La storia dell’Adige è ricca di interventi sul suo corso con tagli,
drizzagni, rettifiche, diversivi, il tutto “onde si rimovino le occasioni di tanti accidenti di rotte ed inondazioni di rovinose conseguenze e ne sia migliorato il suo sistema”
(Rompiasio, 1733).
Celebre rimane l’intervento sulle anse dell’Adige a Pettorazza.
L’esecuzione dell’opera si rendeva necessaria, qualora si consideri che tra il 1654 e il 1772 si erano verificate ben 8 rotte in questo sito
(Rompiasio,1733) e numerose altre in località vicine (Paleocapa, 1859).
“Pertanto la giravolta della Pettorazza Papafava” come osservò il
Lorgna, e prima di lui molti altri matematici, “è la più perniciosa che v’abbia in tutto l’alveo dell’Adige inferiore.
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Forma quasi un circolo completo, la cui circonferenza è uguale a tre miglia, e la corda, ossia il drizzagno, è circa mezzo miglio. Essa dunque andrebbe certamente tagliata…..” (A. Belloni, dell’Adige e de’ suoi diversivi, Venezia 1774 p.125).
“L’escavazione del taglio Pettorazza sarà diviso in 8 partite di pertiche 60 l’una circa, che saranno configurate sul luogo….”.
“Il capo saldo direttorio per l’escavazione e profondamento del nuovo alveo ed altezza dei suoi argini sarà il segno stabile, che si trova marcato con una linea nera scolpita in un marmo incassato nel muro della casa di Lorenzo Beadin situata sulla destra sponda del fiume nella marezana Confin di rimpetto all’imboccatura del nuovo taglio; ma a maggior ragione comodo degli appaltatori ed a facilità dell’operazione sarà detto segno trasferito sopra al muro della chiesa della Papafava ed altrove”.
Da “Condizionali per i tagli delle quattro svolte dell’Adige: Pettorazza, Oca, Bertolino (Marizze) e Fasolo”, Venezia 1782.
“Aprile1783 – In questo mese si terminarono i tagli delle quattro
volte dell’Adige incomincianti fin dal Novembre 1782, cioè della
Pettorazza lungo 540 pertiche e subito vi si fece correre l’acqua,
senza però chiudere l’alveo vecchio. Le volte della Pettorazza e dell’Oca
furono tagliate dalla parte padovana, sicché il loro semicircolo
tagliato è al presente compreso nel Polesine. Nella sola volta di
Pettorazza, prima di farvi correre l’acqua, gli argini nuovi si
abbassarono in più luoghi, due piedi all’incirca, essendosi levato
nel mezzo del nuovo alveo un cuoro grandissimo.”
Da G. Masatto, Diario polesano (1783 – 1787), trascrizione,
introduzione e commento a cura di L. Lugaresi, Rovigo 1980, p.126.
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La topografia di questo taglio oltre che nelle carte e mappe dell’epoca, è visivamente scolpita in una lapide incorniciata e superiormente arrotondata, in pietra d’Istria, ora murata nel campanile del Santuario della Madonna delle Grazie a Pettorazza Papafava.
L’iscrizione è incisa in un’apposita tabella ricavata nella parte superiore della pietra, mentre l’ansa del fiume e il corso rettificato sono raffigurati a rilievo nella parte centrale ed inferiore della lapide.
La scritta evidenzia che, “in esecuzione al Sovrano Decreto dell’Eccellentissimo Senato del 14 agosto 1782, i Provveditori all’Adige e il Deputato alle Valli Veronesi fecero eseguire l’opera del taglio, sì da provvedere ad una corretta regimentazione del fiume”.
Entro il letto arginato, meandriforme e rettificato, sono delineate, rispettivamente, le seguenti didascalie: VECCHIO CORSO DELL’ADIGE E NUOVO TAGLIO.
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I mulini natanti
Fino a qualche decennio fa non era infrequente vedere, ormeggiati lungo le rive del Po e dell’Adige, i mulini natanti, impianti molitori mobili montati su barconi detti “Sandoni”.
Da secoli inseriti nel paesaggio rurale Polesano, tali impianti, furono sempre osteggiati dalle autorità idrauliche per gli impedimenti che essi procuravano alla navigazione e all’irrigazione con le loro “roste”, “volpare”, “peneli”.
Tuttavia la loro vitalità e diffusione testimoniano quanto fossero importanti per l’economia agricola del Polesine, un territorio da sempre condizionato dalla sua conformazione idraulica e geografica.
I mulini natanti sul Tevere tra il 1537 e il 1538 d.C. per iniziativa di Belisario durante l’assedio da lui subito dagli Ostrogoti, acquistarono fin dal medioevo un’importanza fondamentale per l’economia delle popolazioni di quello che in periodo veneto sarebbe stato definito "l’ubertoso granaio della Repubblica” e di quelle circonvicine che vi portavano le granaglie e i legumi per la macinazione.
Il mulino più diffuso da noi, la cui tipologia si è mantenuta pressoché immutata fino ad oggi, poggiava su tre “sandoni”, barche di forma parallelepipoidale, sebbene ne esistessero anche a uno o due “sandoni”.
Nel tipo a tre “sandoni”, i due più vicini a riva, tra loro accostati, ospitavano l’impianto molitorio e l’eventuale letto del mugnaio; il terzo, distanziato dai primi due, reggeva la parte finale del “maschio”, il grosso trave portante della ruota a pale pescante nel tratto d’acqua che divideva i primi due “sandoni” dal terzo.
All’incirca dieci anni fa, è stato bruciato di notte da ignoti e senza alcun motivo, l’ultimo mulino sull’Adige ancora funzionante.
Ormeggiato in località Giaron di Pettorazza era l’unico ancora esistente.
Costruito di legno aveva il tetto di paglia ed una grande ruota che girava con la corrente dell’acqua.
In questo mulino fu girato il famoso film “Il mulino sul Po” (1963-1964), ed una troupe della Rai ha girato un documentario.
Una riproduzione in miniatura di quel mulino si trova a Rottanova di Cavarzere (VE).
Testi consultati:
- Cenni storici su Pettorazza di E.Gallocchio;
- Il taglio di volta Pettorazza – Successi d’acque di C. Munari;
- I mulini natanti – Uomini, terra e acque di L. Contegiacomo;
- Opere di bonifica – Uomini, terra e acque di L. Contegiacomo;
- Interviste.
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