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Pettorazza

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LE CHIESE

IL SANTUARIO DI PAPAFAVA
Guida storico - artistica della chiesa della Madonna delle Grazie
a cura di G. Mosca

L’ORIGINE

L’origine di questo affresco e la chiesa nella quale viene custodito fu la conseguenza diretta di antiche dispute territoriali nel XIV secolo fra la Repubblica Veneta e i Carraresi di Padova.
Più volte fu tentato di porre fine a queste discordie; ne troviamo traccia fin dal 1374 a seguito di un trattato di pace datato 21 settembre 1373 con una prima delimitazione territoriale o con la successiva avvenuta nel 1382.
Le discordie continuarono per ben 137 anni prima di giungere alla stesura definitiva dei confini tanto contesi.
Anche se, nel frattempo, tra il 1404 e il 1406, la Serenissima si era annessa tutto il territorio padovano.
Il contenzioso giunse così fino ai primi anni del 1500 ; da una parte la Repubblica Veneta dall’altra, questa volta , il convento di Santa Giustina di Padova.
In quel periodo il Consiglio dei Dieci (Senato Veneto) nominò una commissione composta dai nobili Malipiero Papafava, Francesco Valiero e Nicolò Salomon il cui operato portò nel 1519 alla stesura definitiva dei confini fra il territorio di Agna (Pd) e Cavarzere (Ve).
Sul nuovo confine, con decreto, venne innalzato un pilastro quadrangolare in mattoni alto e largo sette piedi (m.2,30) sulla cui facciata principale fu dipinta a fresco l’immagine della Madonna con il Bambino perché proteggesse i confini di due potenze in lotta (archivio parrocchiale di Agna). 

Da allora la pace, suggellata da tale accordo, fu sempre mantenuta. 
Da subito il luogo divenne meta della devozione popolare e l’immagine sacra era continuamente ornata di fiori e ceri.
Sul posto fu costruita una cappella di legno e, dopo breve tempo, grazie ad un terreno donato dal nobile Pietro Papafava con testamento del 1521 (A.P.P.P. busta V), venne costruita una piccola chiesa in muratura.
Fu allora che l’affresco, segato dal pilastro, venne collocato nel nuovo edificio.
La chiesa venne unita all’arcipretato di Cavarzere nel 1522 e custodita già verso il 1530 da un guardiano di nome frate Elia.
Fu il vescovo Naclante nel 1547 a concedere ai nobili Papafava il giuspatronato per l’elezione e presentazione del parroco amovibile; privilegio mantenuto fino al 1847.
Nel 1691 la chiesa fu sostituita da una nuova costruzione posta a breve distanza, nel luogo attuale del santuario.
Il trasporto dell’immagine venne eseguito il 31 maggio 1691con solenne cerimonia.
Il quadro

E’ un affresco del 1500 di scuola padovana che misura cm. 65 X 75 di autore ignoto.
La Beata Vergine con gli occhi socchiusi, le labbra semiaperte ad un nobile sorriso, il volto atteggiato a mirabile devozione, delicato, dolce e soave, in posizione seduta, tiene fra le braccia il bambino.
Il vestito è rosa carico, celeste il manto, candido lo zendado (parola veneziana che indica lo scialle) che le ricopre il capo.
Gesù Bambino, nudo, sorretto dalla madre in un tenero abbraccio, si protende con l’indice della mano destra forse ad indicare quel confine tanto conteso.
Si narra che le spese del dipinto furono a carico della comunità del luogo che da subito dimostrò grande devozione per l’immagine.
La pala in legno di noce con un piccolo balcone che ricopre l’altare, si presenta con parti dorate; l’opera è stata eseguita da un ebanista veneziano di nome Cadorin (di origine bellunese).

Non si hanno notizie di eventuali restauri dell’affresco.

Il santuario

Ricalca lo schema del tempio romano di impronta ionica e presenta un’unica navata di m.17 X 10 con un piccolo presbiterio (coro) di m. 4X5.
La facciata in stile rinascimentale è arricchita da due nicchie contenenti le statue dei santi Felice e Fortunato, patroni della diocesi di Chioggia.
All’interno 4 altari marmorei minori, due per lato, e l’altare maggiore.
L’altare della Madonna, il 2° a destra, era “ privilegiato in perpetuo”.
Pregando davanti all’immagine della Vergine, si acquistava l’indulgenza temporale di 200 giorni.
Confessati e comunicati si ottiene l’indulgenza plenaria nei seguenti giorni: Natale, Pasqua, Corpus Domini, Pentecoste, 8 dicembre Immacolata Concezione, 8 settembre Natività della B.Vergine, 21 novembre Madonna della Salute e 25 marzo Annunciazione.
Gli altari

Le tele che si trovano nel santuario sono di autori ignoti del ‘500 e ‘600 di scuola veneziana .
L’altare maggiore presenta una “Ultima Cena”; tela di particolare interesse artistico che potrebbe essere attribuita al Veronese (ipotesi di Mons. Marcato).
Nei due altari minori verso l’ingresso, a destra una tela dedicata a San Girolamo, contitolare della parrocchia mentre a sinistra una “Crocifissione” con Sant’ Antonio e San Carlo Borromeo ai piedi della croce.
Fuori dagli altari alla parete “Il miracolo del paralitico” ottenuto per intercessione di Sant’ Antonio da Padova.
Queste tele sono state restaurate tra il 1957 e il 1959.
Il 2° altare a sinistra dal 1957 è dedicato al Sacro Cuore di Gesù per iniziativa dell’allora parroco Don Antonio Maria Poli.
La nicchia, lavorata dal prof. Antonio Orsoni di Venezia , è stata rivestita in mosaico d’oro veneziano dove è stata collocata una statua in marmo di Carrara, alta cm. 170, eseguita dal prof. Nicola Arrighini di Pietrasanta.

Le opere artistiche

Il santuario annovera al suo interno 2 bellissime vasche marmoree; una adibita ad acquasantiera, l’altra a fonte battesimale con coperchio in legno , dono, quest’ultima, del cavaliere Bonifacio Papafava e datata 1638: Bonifacius eques Papafava MDCXXXVIII, è l’iscrizione incisa sul piedistallo.
All’interno della sacrestia un lavabo in marmo cinquecentesco ad uso del sacerdote e una piccola acquasantiera incastonata sul muro.
Ai lati dell’altare maggiore due piccoli tabernacoli contenevano gli oli sacri e le reliquie dei santi: entrambi sonoAi piedi dell’altare della Madonna un inginocchiatoio in legno con balaustra che presenta una interessante lavorazione bifacciale. datati 1734.
Una particolare curiosità del pavimento in marmo; nei riquadri del rosso di Verona vi è la presenza di fossili del tipo ammoniti; animali simili ai polipi che vivevano in conchiglie a spirale, milioni di anni fa. 
All’esterno, sulla facciata del santuario, lo stemma con il leone rampante della nobile famiglia dei Papafava dei Carraresi e sul campanile una lapide in marmo ricorda con semplice disegno la rettifica del fiume Adige iniziata nel 1782 che portò alla eliminazione della Volta Pettorazza grazie al lavoro di 4.000 braccianti.
Con questa rettifica i 3/10 del territorio della parrocchia passarono alla destra del fiume.

 
Le date importanti

-31 maggio 1691: trasporto e collocazione dell’affresco nel nuovo santuario;

-10 maggio 1698: con decreto vescovile si stabilisce di celebrare ogni anno la festa della Madonna l’8 settembre giorno della natività della B.V.;

-5 novembre 1913: creazione della Pia Unione per la propagazione del culto mariano;

-25 gennaio 1919: approvazione dello statuto della “Santa Lega di preghiere a suffragio dei caduti nella prima guerra mondiale”; furono 260.000 le persone iscritte, vivi e morti, da tutta l’Italia e dall’estero;

-7 settembre 1924: incoronazione della B.V.
L’artistica corona fu eseguita, su disegno del prof. Capovilla, da Giovanni Parnigotti di Padova con gli ori e le gemme offerte dai fedeli.
Alla presenza del vescovo Domenico Maria Mezzadri che presenziò la cerimonia, erano presenti 20.000 fedeli.
Si racconta che durante la cerimonia, in una giornata completamente serena, una nuvoletta offuscò il sole nel momento dell’incoronazione come se la Madonna volesse proteggere con il suo velo tutti i fedeli presenti.

-23 aprile 1945: con 18 bombe e due ore di mitragliamento viene distrutto il santuario, la canonica e parzialmente abbattuto il campanile.
Solo l’altare della Madonna rimane completamente intatto, lampadine comprese.
Quattro furono le vittime.
Obiettivo del bombardamento il passo natante sull’Adige che collegava la parte sinistra della parrocchia.

-19 maggio 1954: anno mariano e consacrazione del comune di Pettorazza al cuore immacolato di Maria; una lapide posta sulla facciata del municipio ne ricorda l’evento.


Gli eventi miracolosi

Fra gli eventi miracolosi collegati alla B.V. si ricorda un’alluvione del 1680 allorquando un contadino del luogo ebbe salvi nella stalla tutti gli animali che tornarono controcorrente.
Lo stesso contadino donò al santuario due buoi che contribuirono alla creazione della ”Socida della Madonna”; una forma di mutua assistenza che per oltre un secolo portò benessere morale e materiale ai più bisognosi.
Con i frutti della Socida si costruì la casa per gli inservienti del santuario, divenuta poi la farmacia della Madonna.

Durante un’altra disastrosa alluvione verso il 1600, un colono ebbe salvo l’intero raccolto.
Per ringraziamento donò una spiga d’oro massiccio.


Durante il colera del 1855 e del1867 la Madonna preservò le popolazioni locali che riconoscenti ornarono l’affresco di una cornice d’argento dorato e venne istituito il 21 novembre la festa della salute detta la sagretta.

Si ricorda ancora il ciclone del 1901 detto “el tempeston”: un terribile uragano che tutto distrusse senza fare alcuna vittima.

Dopo la fine della peste di Rottanova del 1730, si istituì un pellegrinaggio di ringraziamento che continuò fino al 1900, anche dopo la rettifica dell’Adige.


Le donazioni e gli ex voto

Numerose furono le donazioni dei fedeli; fra queste ricordiamo due lampade d’argento dono dei soldati di Rottanova della guerra 15/18; una lampada d’argento dei soldati di Pettorazza della guerra libica del 1913.
Furono inoltre eseguite con le innumerevoli offerte le corone ed aureole dell’incoronazione, un magnifico calice d’oro, un artistico reliquario in oro con zaffiro e due grosse perle orientali ricavate da un anello di un vescovo dei Papafava ,donato dai discendenti, un ostensorio in oro ed argento.
Molte le tavolette ex voto dipinte dalla mano artistica di qualche popolano, poste sull’altare, a ricordo di grazie ricevute ora purtroppo perdute.

Le preghiere

Numerose sono le preghiere che i fedeli possono rivolgere alla B.V.
Ricordiamone alcune:
- la novena la cui recita accordava ai fedeli 50 giorni di indulgenza come stabilito dal vescovo Antonio il 30 novembre 1914;
- la piccola novena: stessa indulgenza di 50 giorni ; fu stabilita dal vescovo Mezzadri il 6 settembre 1921;
- la preghiera per una grazia urgente;
- la preghiera efficacissima per ottenere qualsiasi grazia donava 300 giorni di indulgenza e poteva diventare plenaria, come stabilito da Pio X, se recitata quotidianamente.

Bibliografia:
- Manualetto di pratiche pie ad onore della Madonna di Pettorazza. Cenni storici - grazie di Don G. Scarpa ed.1927;
- La Madonna di Pettorazza - Piccoli cenni storici - grazie di Don E. Lanza ed.1949;
- La Madonna delle Grazie di Pettorazza Papafava a 60 anni dalla incoronazione di Don A. Mozzato ed.1985.

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